Il 2026 si apre con un quadro normativo già definito. La Legge 30 dicembre 2025, n. 199, “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale 2026-2028”, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2025 ed è entrata in vigore dal 1° gennaio 2026. Questo dato segna un passaggio fondamentale per le imprese italiane: oggi è possibile analizzare gli incentivi non più in chiave previsionale, ma come strumenti normativamente esistenti, seppur con livelli diversi di operatività.
Per i responsabili e i professionisti IT che operano all’interno delle aziende, la questione centrale non è tanto l’esistenza delle agevolazioni, quanto la capacità di orientarsi tra misure fiscali, contributi, finanziamenti agevolati e bandi competitivi, comprendendo quali siano più coerenti con i propri progetti di investimento tecnologico, che si tratti di infrastrutture digitali, software, automazione, cybersecurity o ricerca e sviluppo.
Norma e operatività: una distinzione cruciale nel 2026
Un elemento metodologico che merita attenzione riguarda la differenza tra impianto normativo e attuazione concreta delle misure. Nel 2026 molte agevolazioni sono già previste dalla legge, ma non tutte sono immediatamente fruibili senza ulteriori passaggi amministrativi. Decreti attuativi, modelli di comunicazione, piattaforme telematiche e aperture degli sportelli rappresentano passaggi decisivi per trasformare un incentivo “sulla carta” in un beneficio effettivamente utilizzabile.
Per l’IT aziendale, questa distinzione non è marginale. La progettazione tecnica e la governance dei sistemi devono spesso tenere conto, fin dalle fasi iniziali, dei requisiti richiesti per accedere alle agevolazioni: tracciabilità degli investimenti, documentazione tecnica, coerenza tra architettura tecnologica e obiettivi dichiarati. In questo senso, il tema degli incentivi diventa parte integrante del disegno complessivo della trasformazione digitale.
Transizione tecnologica e sostenibilità: il perimetro del Piano Transizione 5.0
Nel 2026 uno degli assi centrali delle politiche industriali resta la cosiddetta “doppia transizione”, digitale ed energetica. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha comunicato di aver trasmesso al Ministero dell’Economia e delle Finanze il decreto interministeriale che definisce le modalità attuative del Nuovo Piano Transizione 5.0, destinato a sostenere investimenti tecnologici che contribuiscano anche al miglioramento dell’efficienza energetica dei processi produttivi.
Per le imprese, e in particolare per chi governa l’IT, questo significa che i progetti tecnologici devono essere concepiti con un approccio strutturato, in grado di dimostrare non solo l’adozione di soluzioni avanzate, ma anche la loro integrazione nei processi aziendali e la coerenza con gli obiettivi di innovazione e sostenibilità richiesti dal quadro normativo. La dimensione documentale e la capacità di misurare gli effetti degli investimenti diventano elementi centrali per l’accesso all’agevolazione.
Accordi per l’Innovazione: il sostegno alla ricerca e allo sviluppo tecnologico
Accanto agli incentivi legati all’adozione di tecnologie, il 2026 conferma il ruolo strategico dei bandi dedicati alla ricerca industriale e allo sviluppo sperimentale. In questo ambito, gli Accordi per l’Innovazione promossi dal MIMIT rappresentano uno degli strumenti più rilevanti, con una dotazione complessiva annunciata di 731 milioni di euro.
La misura è orientata a progetti di ricerca e sviluppo ad alto contenuto tecnologico, spesso legati a tecnologie abilitanti e a percorsi di innovazione che vanno oltre la semplice implementazione di soluzioni già mature. Dal punto di vista delle spese ammissibili, rientrano tipicamente i costi del personale dedicato alle attività di progetto, l’impiego di strumentazione e attrezzature per la ricerca, le consulenze specialistiche e le altre voci direttamente collegate alla realizzazione delle attività previste dal piano approvato.
Per i professionisti IT, questo tipo di incentivo implica un ruolo attivo nella definizione delle roadmap tecnologiche, nella gestione dei progetti e nel coordinamento con le funzioni di ricerca, innovazione e controllo di gestione, affinché le attività siano coerenti con i requisiti richiesti dal bando.
Nuova Sabatini: investimenti tecnologici e accesso al credito per le PMI
Nel panorama 2026 resta centrale anche la Nuova Sabatini, lo strumento gestito dal MIMIT per facilitare l’accesso al credito delle PMI che investono in beni strumentali. La misura sostiene l’acquisto di macchinari, impianti, hardware, software e tecnologie digitali attraverso finanziamenti o leasing agevolati, accompagnati da un contributo in conto interessi.
Per molte aziende, la Nuova Sabatini rappresenta uno degli strumenti più concreti per rinnovare infrastrutture IT, introdurre nuovi sistemi informativi, potenziare capacità di elaborazione o digitalizzare processi operativi. Tuttavia, la sua efficacia dipende dalla corretta impostazione finanziaria dell’investimento e dalla puntuale classificazione dei beni e delle spese, aspetti su cui la funzione IT è spesso chiamata a collaborare con amministrazione e finanza.
Contratti di Sviluppo: grandi programmi e componente digitale
Quando gli investimenti assumono una dimensione più ampia, il riferimento resta quello dei Contratti di Sviluppo, gestiti da Invitalia. Questa misura sostiene programmi di investimento complessi, che possono includere nuove iniziative industriali, ampliamenti, riconversioni produttive e progetti di sviluppo tecnologico, attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati.
Anche in questo caso, sebbene il focus sia spesso industriale, la componente digitale e IT può risultare determinante: infrastrutture informatiche, automazione, sistemi di controllo, piattaforme di analisi e sicurezza possono rientrare nel perimetro agevolabile, purché coerenti con il programma complessivo e con le regole di rendicontazione previste.
ZES Unica e ZLS: incentivi territoriali e investimenti tecnologici
Il 2026 conferma inoltre il ruolo delle Zone Economiche Speciali (ZES Unica) e delle Zone Logistiche Semplificate (ZLS) come leve per attrarre investimenti. La Legge di Bilancio 2026 proroga e amplia i crediti d’imposta per gli investimenti in queste aree per il triennio 2026-2028, e l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato i provvedimenti attuativi che disciplinano i modelli di comunicazione necessari per accedere al beneficio.
Per le imprese che realizzano nuovi insediamenti, ampliamenti o progetti logistici in aree agevolate, l’investimento tecnologico – hardware, infrastrutture digitali, sistemi di gestione e controllo – può rappresentare una componente rilevante del progetto complessivo. Anche qui, la chiave è la coerenza tra investimento territoriale e dotazione tecnologica.
Una lettura strategica per i professionisti IT nel 2026
Nel 2026 il sistema degli incentivi pubblici riguarda imprese di tutti i settori che investono in tecnologia per migliorare produttività, resilienza, sicurezza e capacità di innovazione. Ogni strumento risponde a una logica diversa – dall’acquisto di beni alla ricerca e sviluppo, dagli investimenti territoriali ai grandi programmi industriali – e richiede quindi un approccio progettuale specifico.
Per i professionisti IT che operano nelle aziende, il valore aggiunto non sta solo nella conoscenza delle singole misure, ma nella capacità di integrare gli incentivi all’interno di una visione di lungo periodo: roadmap tecnologiche coerenti, governance dei progetti, attenzione alla compliance e alla rendicontazione. È in questo spazio, tra strategia e operatività, che l’IT può affermarsi come leva decisiva per rendere gli investimenti non solo finanziabili, ma realmente trasformativi per l’organizzazione.



